L’origine Universitaria dell’Operations Management Team si ritrova, oltre che nel metodo scientifico e nel rigore dell’approccio con cui si affrontano e risolvono i problemi industriali dei propri clienti, anche nelle capacità di ricerca applicata, testimoniate dagli interventi come relatori in conferenze e convegni nonché dalla produzione scientifica dei componenti del Team. Di seguito, gli estratti di alcuni contributi scientifici di interesse pubblicati in lingua italiana.
La configurazione ottimale del magazzino (da Logistica & Management, sett 2003) A dispetto della riconosciuta criticità del ruolo dei magazzini nel contesto di una rete logistica – e, in senso più ampio, nell’architettura e nella gestione dei sistemi produttivi manifatturieri – accade spesso di riscontrare, soprattutto presso le PMI, che costituiscono la parte strutturalmente più significativa del tessuto industriale del nostro paese, che per l’immagazzinamento non siano in realtà adottati criteri in tutto coerenti con la criticità anzidetta. È infatti ben ricorrente che i materiali vengano meramente accatastati, in assenza cioè di qualsiasi razionale attenzione a problemi – non certo irrilevanti – quali l’economia degli spazi, la rintracciabilità e l’accessibilità dei pallet, l’efficienza stessa della movimentazione. A tale ultimo riguardo andrebbe in ogni caso osservato che lo stoccaggio a catasta (block stacking storage system) rappresenta pur sempre una soluzione suscettibile di ottimizzazione, come ben evidenziato nella competente letteratura. Ciò che in particolare accade di vedere sottovalutato presso molte aziende è il beneficio, in termini di efficienza ed efficacia, conseguibile attraverso una politica d’assegnazione intelligente (per estensione e dislocazione) delle superfici ai diversi materiali; e, all’interno di queste, attraverso la corretta dimensione delle file di stoccaggio e il razionale sviluppo planimetrico dei corridoi. E in simili casi non è raro verificare che anche rilevanti economie potrebbero ottenersi attraverso semplici, immediati e ben poco costosi interventi di razionalizzazione del layout di magazzino. Sulla scorta di tali rilievi, peraltro in linea con quelli posti alla base degli stessi contributi sopra richiamati, nel presente lavoro verrà prospettata una procedura per ottimizzare la sistemazione a catasta di materiali pallettizzati in magazzini presso i quali i prodotti siano distinti per classi di stoccaggio (class based storage system). L’efficacia di tale metodologia è stata verificata dagli stessi scriventi presso il principale centro di stoccaggio in Italia di un’azienda di rilievo internazionale per prodotti di larghissimo consumo […]I risultati ottenuti applicando la procedura descritta hanno permesso di valutare le economie di superficie conseguibili e la contrazione dei tempi di movimentazione dei prodotti. Si è in particolare accertato un risparmio totale superiore all’8% rispetto all’area complessiva inizialmente occupata in magazzino. Grazie alla dislocazione delle classi proposta, relativamente alla movimentazione interna dei materiali si è stimato un risparmio di circa il 20% sui tempi necessari per il prelievo dai pallettizzatori e per l’approntamento dei carichi nella banchina di spedizione. Infine, la minore lunghezza delle file influisce positivamente sui tempi per l’operazione di posizionamento e di prelievo del pallet all’interno della fila, e ciò porta a un ulteriore incremento d’efficienza nelle operazioni di movimentazione. Oltretutto, a fronte di questi vantaggi, gli investimenti preventivati sono trascurabili e i tempi di realizzazione molto bassi. Per l’implementazione delle modifiche suggerite dalla presente procedura è infatti sufficiente l’idonea indicazione a pavimento delle nuove file di stoccaggio, e lo spostamento dei prodotti in settori differenti da quelli originali, senza necessità di predisporre nuove attrezzature o impianti né di effettuare radicali modifiche al sistema informativo aziendale. [clicca qui per richiedere ulteriori dettagli sul lavoro svolto]
Tecnica della scorta di sicurezza virtuale (da Impiantistica Italiana, n° 5, sett-ott 2009) La scorta ricopre un ruolo strategico all’interno della gestione dei sistemi produttivi, in primo luogo poiché è una variabile critica su cui si può agire per complementare la carenza di tempo e capacità produttiva, in secondo luogo perché al mantenimento di materiali a scorta è associato un costo, che auspicabilmente dovrebbe essere ridotto. In contesti con grande aleatorietà della domanda, gli alti livelli di scorta di sicurezza comportano spesso un problema, che può essere efficacemente affrontato e risolto con la tecnica della virtualizzazione della scorta di sicurezza […] I criteri di determinazione analitica del più opportuno investimento in scorta di sicurezza, che minimizzi i costi di stoccaggio pur garantendo il livello di servizio desiderato, assumono una importanza strategica. Nel contempo, qualsiasi tecnica che consenta di ridurre l’impegno in circolante a parità di prestazioni del sistema produttivo diventa ancora più apprezzabile. La scorta di sicurezza virtuale nasce nel 2002 esattamente con questo obiettivo. Da molti anni si sente spesso parlare di virtualizzazione di organizzazioni, risorse e servizi. La virtualizzazione, nella sua accezione più pura, si fonda su due condizioni applicative: sostituzione del concetto di fisicità (presenza fisica) con il concetto di disponibilità e prestazione del sistema virtuale, che deve perlomeno uguagliare quelle dell’originario sistema reale. Nell’ambito della gestione aziendale, tramite l’adozione di tecniche di virtualizzazione, la complessità derivante dalla gestione degli aspetti fisici all’interno dei sistemi produttivi o logistici viene ridotta; e ciò porta generalmente a evidenti vantaggi in termini di abbattimento dei costi, miglioramento di performance, incremento di flessibilità ed elasticità. In questo lavoro vengono sintetizzati i risultati della convalidazione dell’applicazione della tecnica di virtual safety stock per la vendita al pubblico di grandi elettrodomestici nel contesto della grande distribuzione organizzata […] Alla luce dei risultati ottenuti è emersa la chiara convenienza dell’utilizzo della tecnica della virtual safety stock in particolare negli scenari in cui si è adottata la politica di gestione delle scorte di tipo ROC o ROL. In questi scenari, lo sfruttamento del delivery slack time pari a 5 giorni ha consentito il raggiungimento del livello di servizio medio pari a circa il 97%, pur in completa assenza della scorta di sicurezza. In presenza di scorte virtuale, la necessità di mantenere in stock una unità di scorta di sicurezza fisica si verifica nell’esclusivo caso in cui si punti a ottenere un livello di servizio pari al 99,9%. [clicca qui per richiedere ulteriori dettagli sul lavoro svolto]
Ridurre le scorte con l’aiuto del sistema informativo (da Logistica & Management, dic 2007) La stima del ritorno di investimento connesso con l’acquisto e l’installazione di un sistema informativo è un problema ben noto alle aziende industriali, nonostante sia relativamente esiguo il numero di approfondimenti scientifici che si concentrano sulla sua soluzione. Dall’analisi della letteratura competente si era già visto perché, per valutarne al meglio i benefici attesi, i sistemi informativi aziendali possano essere suddivisi nelle classi degli strumenti “orizzontali”, che risolvono primariamente il problema dell’integrazione funzionale, e degli strumenti “verticali”, che offrono l’ottimizzazione di alcuni specifici aspetti della gestione aziendale, tipicamente inerenti le operations. Infatti, i ritorni economici connessi con l’accresciuta accuratezza nelle procedure gestionali, generalmente conseguente all’adozione di un ERP, potranno anche assumere un peso non trascurabile, ma la loro valutazione sarà sempre particolarmente complicata; al contrario, la redditività dell’investimento in un strumento di ottimizzazione tematica è assolutamente misurabile, conseguibile oltretutto a fronte di uno sforzo economico che spesso arriva ad essere inferiore quasi di due ordini di grandezza rispetto a quello necessario per dotarsi di un ERP ben equipaggiato. Considerazioni come queste sono ormai condivise dalla maggior parte degli EDP manager delle aziende italiane, che sempre più spesso orientano l’evoluzione informatica delle loro strutture verso l’adozione di economici strumenti di ottimizzazione operativa, che garantiscano una immediata riduzione dei costi ed un pay-back misurabile in mesi, piuttosto che verso l’investimento di grandi somme in sistemi integrati che mostreranno le loro potenzialità strategiche solo dopo un lungo periodo di assestamento dovuto all’immancabile stravolgimento dei processi aziendali. […]Il caso che viene presentato nel proseguimento dell’articolo rappresenta un lampante esempio in tal senso. La ILAR Spa – Industria Liquori ed Affini di Roma, spesso indicata con lo stesso nome del suo fondatore e del suo marchio di punta, Pallini – che opera da più di trenta anni nella produzione ed imbottigliamento di bevande alcoliche ed analcoliche, nel 2005, sulla scia della necessità di affinare le modalità di tracciamento della produzione in conseguenza dell’entrata in vigore della legge 178/2002 relativa alla sicurezza alimentare, si è trovata a valutare l’opportunità di abbandonare il proprio software “gestionale” su AS/400 per adottare una soluzione ERP di una primaria software house. Dall’installazione del sistema informativo integrato, oltre alla ragionevole aspettativa riguardo al più tipico risultato – la riduzione di quell’insieme di errori, ritardi, omissioni ed incomprensioni che subdolamente inficiano l’efficienza operativa – la Pallini si chiedeva se si sarebbero ottenuti miglioramenti anche nell’ambito delle operations. In particolare, nel momento in cui l’ERP avrebbe garantito il rigoroso rispetto dei principi di controllo e gestione delle scorte di materiali, era logico che si sarebbe riuscito a remunerare almeno in parte l’investimento grazie alla riduzione dei livelli di giacenza media dei materiali e del prodotti finiti in magazzino – con il relativo effetto positivo sul risparmio in termini di capitale circolante – ed al decremento del numero di stock out. Per verificare l’entità di questo risultato attesto si è provveduto a calcolare l’andamento del livello di magazzino per tutti i codici stoccati, nell’ipotesi di controllo da parte del sistema informativo, simulando il comportamento del sistema sulla base delle richieste e delle forniture registrate nell’anno precedente, il 2004. Le prestazioni ottenute, in termini di costo di mantenimento e numero e rischio di stock out, sono state poi confrontate con quelle raggiunte effettivamente in azienda attraverso un controllo non sistematizzato dei flussi di materiali. [clicca qui per richiedere ulteriori dettagli sul lavoro svolto]
Criterio di ottimizzazione della dotazione primaria ricambi nell’industria cantieristica (XXX Convegno Nazionale ANIMP / OICE / UAMI - ott 2003) Ai fini delle specifiche scelte di primo equipaggiamento si prende in considerazione il problema dell’assortimento ottimale della scorta ricambi da costituire a corredo base di una unità tanker, opportunamente caratterizzata attraverso specifici parametri dimensionali e funzionali. L’attenzione riservata al problema in esame è motivata dalla peculiarità intrinseca al prodotto dell’industria cantieristica, in vista delle condizioni cui è sottoposto in esercizio e delle prestazioni cui è chiamato nel corso della sua vita utile. In tal senso si riscontra l’improprietà di affrontare il problema ricorrendo ad approcci che possono riuscire validi in altro ambito applicativo. Il criterio in questa sede prospettato, manifestamente orientato a soddisfare fondamentali requisiti di sicurezza e affidabilità, al tempo stesso tiene conto dell’imprescindibile limite di budget destinato alla scorta ricambi, nonché della frequenza con cui vengono effettuati gli interventi manutentivi per il sistema in esame. Utilizzando un opportuno indice di criticità dei ricambi, lo studio è stato sviluppato in modo del tutto originale con l’impiego di efficaci strumenti di ricerca operativa. La validità dei risultati conseguiti trae riscontro dall’interesse al riguardo manifestato da una primaria industria cantieristica, che con gli autori è coinvolta in un progetto di ricerca di respiro pluriennale, finalizzato ad accrescere l’efficienza dei servizi manutenzione offerti alle compagnie di navigazione. […]il criterio descritto ha proposto un assortimento ricambi per un valore complessivo di circa 4,6 k€; il costo complessivo della soluzione raggiunge quindi i 5,78 k€ comprendendo anche l’incidenza addizionale del 25%; tale valore comporta una riduzione di oltre il 40% rispetto alla soluzione iniziale. La verifica a posteriori sui dati del 2002 ha confermato il raggiungimento dello stesso valore della disponibilità dell’impianto, superiore al 96%. Effettuando poche iterazioni diventa quindi possibile determinare il compromesso ottimale tra costi relativi all’indisponibilità degli impianti e costi relativi alla scorta ricambi; ad esempio, nel caso in analisi si è tentato di innalzare la disponibilità desiderata per l’impianto di movimentazione del carico portandola al 97,50%; a fronte di una diminuzione del costo di indisponibilità, che ha raggiunto il valore di 9,77 k€, si è riscontrato un significativo aumento del costo del magazzino ricambi, che ha toccato il valore di 15,88 k€; da cui è stato possibile concludere che tale configurazione non fosse economicamente conveniente. Le potenzialità di applicazione del criterio proposto assumono inoltre maggiore rilevanza alla luce della crescente diffusione dei modelli di business di global service providing, dove è prevista la fornitura di un servizio di gestione tecnica-operativa della manutenzione e dei materiale tecnici che rispetti parametri sul livello di servizio concordato tra le parti; in tale ottica, la possibilità di effettuare delle analisi what-if sul dimensionamento dei magazzini e sulle relative conseguenze a livello di disponibilità degli impianti diventa infatti di fondamentale importanza. [clicca qui per richiedere ulteriori dettagli sul lavoro svolto]
Utilizzo di tecniche di simulazione per l’analisi delle prestazioni di risorse utilizzate in attività di Customer Support (XXXII Convegno Nazionale ANIMP / OICE / UAMI - ott 2005) L’introduzione di nuovi sistemi software di gestione dati e simulazione di processo generano nelle realtà industriali in cui essi vengono introdotti una duplice difficoltà. Da un lato nasce la necessità di doversi interfacciare con strumenti nuovi dalle potenzialità ignote, dall’altro l’utilizzo di dati che questi sistemi richiedono crea la necessità di organizzarli in modo razionale e strutturato. Necessità che se da un lato rispondono a criticità che i nuovi strumenti introducono nel sistema dall’altro costituiscono un punto di forza in quanto rendono indispensabile una più approfondita conoscenza del processo, costituendo uno spunto importante per rilevare lo scostamento tra l’AS IS e il TO BE. Il lavoro descritto nel seguente articolo è parte di un progetto che si pone come obiettivo l’analisi delle prestazioni di un sistema manifatturiero complesso operante su commessa nel comporto dell’industria aerospaziale. La complessità del sistema è determinata da fattori critici oggetto del presente studio. In particolare l’elevato numero di item che attraversano il sistema in esame ha reso necessario individuare e classificare, secondo opportuni criteri di peso, gli elementi che possono contemporaneamente essere presenti all’interno del centro. Secondo punto critico è il particolare sistema logistico di supporto al cliente realizzato dal centro. Esso è caratterizzato da un sistema di tipo custumer logistic support che prevede la riparazione degli item danneggiati, entro precisi orizzonti temporali stabiliti in fase di sottoscrizione del contratto di supporto logistico o, nei casi in cui l’item danneggiato sia di fondamentale importanza per l’apparato di cui è parte integrante, la sostituzione dello stesso fino all’effettiva riparazione. Una ulteriore complessità nasce dalla condivisione di risorse e skill tra l’area deputata alla produzione e quella dedicata alle riparazioni. L’analisi effettuata si avvale dell’utilizzo di strumenti di business process management che vedono integrati motori di simulazione. L’approccio simulativo ha permesso da un lato di valutare l’impatto delle variazione del piano di produzione sul tempo medio di attraversamento degli item in riparazione, dall’altro di capire come una diversa allocazione delle risorse consente una migliore saturazione del centro nonchè le dinamiche di interazione degli item di riparazione con quelli di produzione. [clicca qui per richiedere ulteriori dettagli sul lavoro svolto]
Valutare l’investimento in sistemi ERP (da Logistica & Management, ott 2006) È ormai largamente riconosciuto che l’Enterprise Resource Planning è in grado di garantire all’azienda integrità e coerenza nella gestione dei dati, oltre a favorire una generale standardizzazione dei processi amministrativo/gestionali. È altrettanto evidente, nondimeno, che tutto ciò costituisca condizione necessaria – ma non sufficiente – affinché un’azienda possa proiettarsi poi con successo sul mercato. Si può al tempo stesso osservare, una volta di più, che l’acquisizione di un sistema informativo integrato, con gli inevitabili oneri accessori, comporta un investimento complessivamente non facilmente proponibile alle numerose PMI che compongono il tessuto industriale del nostro paese. In prima istanza ci si chiede se ed in che modo l’accresciuta accuratezza delle procedure, raggiunta grazie all’ERP, possa remunerare l’impegno finanziario per ciò richiesto all’azienda. In secondo luogo si pone il problema di definire alcuni criteri di massima, finalizzati ad identificare le voci di costo e di beneficio attraverso cui misurare, a regime, gli effetti dell’utilizzo del sistema. In realtà, la scelta di acquisire un ERP, come ogni altro investimento, dovrebbe poter essere sempre supportata da un appropriato esame di redditività. Quest’ultimo, tuttavia, nel caso specifico, comporta difficoltà non ancora superate, di problem setting più che di problem solving. Al fine di offrire un contributo utile alla stima ex-ante come alla misura ex-post dell’impatto economico del sistema informativo integrato, si effettua qui di seguito la rassegna critica dei principali criteri che ad oggi sono stati recepiti dalla letteratura tecnica competente. Come premessa, è importante notare il numero relativamente esiguo di contributi ritrovabili in tema di valutazione della redditività degli investimenti in sistemi informativi. Nonostante lo sviluppo che tali sistemi hanno conosciuto, soprattutto a partire dagli anni ’90, è stata piuttosto scarsa, e comunque tardiva, la reazione dei ricercatori operanti sui vari fronti coinvolti dall’argomento. In generale il fenomeno della diffusione degli ERP è passato quasi sotto silenzio da parte del mondo accademico, lasciando ampi spazi ad iniziative promozionali ed a studi di parte, commercialmente interessati. […]Oltre a costruire in tal modo uno state-of-art verosimilmente utile ai cultori della materia – e ciò mediante una ricognizione critico-bibliografica particolarmente accurata ed aggiornata – gli autori giungono a prospettare un diverso approccio per l’inquadramento dei costi e dei benefici che in vario modo vanno proiettivamente a connettersi con l’installazione di un sistema ERP. [clicca qui per richiedere ulteriori dettagli sul lavoro svolto]
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